23/07/2020

Italia 90: 30 anni dopo, i numeri delle notti magiche da giocare

Sembra ieri, ma sono già passati 30 anni dalle Notti magiche di Italia ’90, il “nostro” Mondiale, anche se a vincere furono i rivali della Germania. Un’estate italiana, come il titolo della versione italiana dell’inno ufficiale interpretata da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, ideale colonna sonora per questo articolo, in cui riviviamo parte delle emozioni e riscopriamo alcuni protagonisti di quel Mondiale.   

I numeri di Italia ’90

Vediamo alcuni dei numeri delle Notti Magiche di Italia ’90 da ricordare.

Ricordi Ciao? È stata la mascotte dell’evento. Ideata dall’artista Lucio Boscardin, era la stilizzazione di un calciatore, composta da elementi cubici di colore verde, bianco e rosso, come la bandiera italiana. Curiosità: gli elementi di Ciao, scomposti e ricomposti, formavano la parola “Italia”. Il nome della mascotte fu deciso con un sondaggio sottoposto agli scommettitori del Totocalcio tra 5 proposte.

Le partite del Mondiale di Italia ’90 si disputarono in 12 città e altrettanti stadi della penisola, per l’occasione ristrutturati, da Nord a Sud: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Milano, Napoli, Roma, Torino, Udine e Verona. La partita inaugurale si disputò al Meazza di San Siro, mentre fu l’Olimpico di Roma a ospitare la finale.

A proposito del match inaugurale, di fronte si trovarono Argentina e Camerun: vinsero a sorpresa i Leoni indomabili del numero 7 François Oman-Biyik, che al 67° si arrampicò in cielo, trasformando un campanile del compagno Makanaky nel gol vittoria e in una delle istantanee indelebili del calcio. Fu l’unico gol nella competizione dell’attaccante, transitato senza troppa fortuna a fine anni ’90 nella nostra Serie A con la maglia della Sampdoria.

Furono 24 le squadre protagoniste del campionato del mondo italiano: 3 di queste erano debuttanti, ovvero Costa Rica, Irlanda ed Emirati Arabi Uniti. Le prime 2 sorpresero, arrivando fino ai quarti di finale; l’Irlanda, curiosamente, senza mai vincere né perdere alcuna partita nei 90 minuti. Discorso diverso per gli emiratini: 3 partite e altrettante sconfitte, con appena 2 gol fatti e ben 11 reti subite. In compenso, era assente la Francia, non qualificatasi al Mondiale dopo 2 semifinali consecutive (1986, 1982).

9 giugno 1990, stadio Olimpico di Roma: l’Italia di Azeglio Vicini, padrona di casa, debutta contro l’Austria. Lo 0-0 non si schioda, finché al 75° entra in campo Totò Schillaci. Segnerà il gol vittoria 4 minuti dopo e diventerà l’uomo simbolo di quel Mondiale, capocannoniere (e Mvp) del torneo con 6 gol.

Parlando proprio di gol, tra i campionati del mondo di calcio a 24 squadre, Italia ’90 è il torneo con la media gol più bassa: 115 gol in 52 incontri, per una media di 2,21 a partita. Tale media risulta anche la più bassa fra tutte le edizioni del campionato del mondo finora disputate.           

Sapevi che è proprio una partita dei Mondiali di Italia ‘90 il programma tv con lo share più alto di sempre nella storia televisiva italiana dal 1986, da quando, cioè, esistono le rilevazioni Auditel? Si tratta della semifinale tra Italia e Argentina, vista da una media di 27.500.000 telespettatori, con uno share di oltre l’87%.

Rigori favorevoli all’Albiceleste di Maradona in semifinale, rigore funesto all’ultimo atto: la finale, piuttosto scialba, viene decisa, infatti, da un tiro dal dischetto dell’allora interista Brehme all’84°. Il mondiale italiano andò, dunque, alla Germania Ovest, campione per la 3° volta e al suo ultimo atto ufficiale con tale nome: 3 mesi dopo avvenne la riunificazione con la Germania Est e da quel momento la selezione teutonica (con il titolo sportivo degli occidentali) si chiamerà solo Germania.

L’Italia chiuse “solo” 3°: medaglia di bronzo al collo, ma emozioni d’oro in quella magica estate di 30 anni fa, in uno dei Mondiali che più sono rimasti impressi nella mente di molti appassionati di calcio. Questi alcuni dei numeri di Italia ’90: se volete, potete provare a giocarne alcuni al Lotto o alle altre Lotterie. Chissà che non possano regalare altre notti magiche.