05/09/2019
Il Poker nel Far West

Quando si pensa al Far West, una delle prime immagini che si fanno strada nella nostra mente, accanto a cowboy, duelli di mezzogiorno e arrembaggi ai treni, è un caotico saloon ai cui tavoli di legno, in una nuvola di fumo, vari individui sono intenti a giocare febbrili partite a carte. Non un gioco di carte qualsiasi, ma il gioco di carte per eccellenza: il Poker.      

Le origini del Poker

L’alba del Poker è affascinante e avvolta nel mistero: si parla talora di origini cinesi e di analogie con un antico gioco persiano con regole simili a quelle dell’attuale Five Cards Stud.      

La cosa certa è che si è iniziato a giocare seriamente a Poker nel 1800 negli Stati Uniti: il primo libro sul Poker è stato An Exposure of the Arts and Miseries of Gambling, pubblicato nel 1843 e scritto da Jonathan H. Green, che descriveva la diffusione del gioco fino sulle rive del Mississippi, dov’era un comune passatempo.

Il Poker nel Far West

La prima capitale americana del Poker è stata New Orleans, laddove i coloni francesi si sfidavano in un gioco di carte chiamato Poque, simile al moderno Draw Poker, che prevedeva bluff e scommesse. La prima casa da gioco sulle rive del Mississippi aprì i battenti nel 1822: era un club aperto praticamente a ogni ora del giorno e della notte in cui, oltre che stare al tavolo da gioco e giocare d’azzardo, ci si poteva divertire in mille altri modi.

Da New Orleans il Poker si è poi diffuso gradualmente nel resto del Paese, spostandosi lungo i fiumi a bordo dei battelli o attraverso le praterie con le carovane di pionieri in cammino verso la nuova frontiera, il lontano Ovest, in cerca di un futuro migliore.          

Dopo la Louisiana, in effetti, le prime realtà colpite dalla febbre del gioco furono le cittadine sulle rive dei fiumi o i villaggi sorti con l’arrivo dei pionieri: polverose città di frontiera come Deadwood, Dodgecity o Tombstone. Qui, accanto all’emporio, all’ufficio postale, alla banca e all’ufficio dello sceriffo, trovava posto anche il saloon, in cui bere qualcosa e divertirsi dopo una dura giornata di lavoro.

Il poker fra carte e pistole

È in questo contesto, in un miscuglio di razze umane, in una battaglia continua per la conquista di nuovi spazi, che il Poker si ritaglia il ruolo di re dei giochi d’azzardo: lo fa anche e soprattutto grazie ai cosiddetti gambler, i giocatori professionisti. Si trattava di figure spesso ai confini della legalità (talora oltre) che si spostavano per il Paese in cerca di denari: si giocava con gli occhi ben aperti e le pistole sempre sui fianchi, perché il piombo a quei tempi era il modo più veloce per concludere una qualsiasi controversia.

Tra verità e mito, sono molti i nomi noti legati al Poker nel Far West: il più noto tra tutti è James Butler Hickok, ucciso nel 1876 proprio durante una partita. La leggenda vuole che “Wild Bill” stesse celando in quel momento una doppia coppia di assi e otto: ancora oggi è chiamata “la mano dell’uomo morto”.

Come non citare, poi, John Henry “Doc” Holliday: un professionista di poker e di Faro, altro gioco gettonato nel Far West, che partecipò alla sparatoria all’ O.K. Corral di Tombstone, immortalata in molti film, in primis Sfida all’O.K. Corral (1957) con Burt Lancaster e Kirk Douglas. Insomma, nel lontano West, spesso chi se la cavava con le carte era anche assai abile con le armi.

Oggi, per fortuna, il Poker ha perso questa sua pericolosa dimensione, senza perdere però quel suo fascino dagli echi antichi. Se avete voglia di cimentarvi al tavolo verde e rivivere l’atmosfera dei saloon potete consultare le regole del Poker su Lottomatica e scoprirne le più note varianti, magari indossando un bel cappello da cowboy.

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Il Poker di Lottomatica usa un protocollo Secure Socket Layer con chiavi a 1024 bit e algoritmi di crittografia 3DES. La piattaforma di gioco è basata su Blowfish, un algoritmo aggiornato automaticamente ogni 10 minuti.

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