27/10/2020
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Cominciate col fare ciò che è necessario. Poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile. Sì, scomodiamo San Francesco d’Assisi. D’altronde, è il patrono d’Italia. E qui si parla d’Italia: l’Italia del pallone. In Serie A è già tempo di primi bilanci: facciamo il punto sul (sorprendente) inizio di stagione del nostro campionato.

Milan di nuovo in alto, Juventus, Inter e Lazio in affanno: la geografia ribaltata della Serie A

Come il 1° aprile del 2012. Ma non è uno scherzo. Dopo la vittoria nel derby, il Milan ha riassaporato il gusto del primato solitario in Serie A, che, appunto, mancava da un anno e mezzo. Era il Milan di Allegri allenatore, di Berlusconi presidente e dei vari Gattuso, Inzaghi, Nesta e Seedorf, prossimi a svestire la maglia rossonera. Fu 2° posto, alle spalle della Juventus, con polemica: ricordi di gol non dato a Muntari? Di quella squadra resta il solo Ibrahimović, tornato a vestire la maglia rossonera e perno di una squadra diversissima e assai più giovane da quella di allora, ma ambiziosa. L’inizio di stagione, con 4 vittorie, un pareggio e la ciliegina dei 3 punti ritrovati nella stracittadina, è stato, forse, superiore alle migliori previsioni dalle parti di Milanello. Ma Pioli, attorno a Zlatan, il suo attaccante simbolo, ha creato un gruppo compatto, solido ed equilibrato, che punta a far bene anche in Europa League a patire dal passaggio del turno.

Stanno faticando, di contro, Juventus e Inter: per Pirlo partenza in salita sulla panchina bianconera, con i due pareggi consecutivi con Crotone e Verona che zavorra la marcia in campionato. Altri passi falsi potrebbero costare caro. Il calendario dà una mano ai bianconeri: tolta Lazio-Juventus alla 7ª, la Vecchia Signora affronterà nelle prossime partite Spezia, Cagliari e Benevento. Anche l’Inter è alle prese con un avvio di stagione più lento di quello della passata stagione: al di là dei punti persi con Lazio e Milan, preoccupa lo stato della difesa, miglior retroguardia della Serie A 2019/2020 (36 gol subiti in 38 partite) e oggi con già 8 gol sul groppone dopo 4 uscite. Da rivedere.   

Come pure da rivedere in questo inizio di stagione di Serie A sono Atalanta e Lazio: se la Dea è stata spumeggiante nelle prime 3 partite, con 3 successi e la bellezza di 13 gol fatti, le pesanti sconfitte contro il Napoli e la Sampdoria sono state un duro colpo da digerire. Da capire se servirà a ridestare Gomez e compagni da una momentanea distrazione o se è spia di un malessere più acuto. I biancocelesti di Inzaghi, protagonisti della scorsa Serie A fino al lockdown, sono alle prese con un complesso avvio, con appena 2 vittorie, 2 gol di Immobile, tanti gol subiti e pochi segnati. Insomma, non va. Anche se il 3-1 al Borussia Dortmund nella rentrée in Champions League dopo 13 anni dimostra che il materiale su cui lavorare c’è.             

Napoli e Sassuolo top, Toro flop   

Tornando alla Serie A, l’alba del campionato ha regalato altre protagoniste: in positivo e in negativo. Nella prima categoria vi sono, senza dubbio, Napoli e Sassuolo: sui partenopei si vede l’impronta importante di Gattuso; il laboratorio di De Zerbi prova, dal canto suo, a diventare un’Atalanta-bis e a (ri)dare sostanza a sogni d’Europa. Dietro alla lavagna finisce, invece, il Torino: per Marco Giampaolo, neoallenatore dei granata, si tratta di un altro inizio turbolento e negativo dopo quello della passata annata al Milan. Per il Toro 3 sconfitte ed 1 pareggio su 4 partite giocate (da recuperare il match con il Genoa). Il tecnico di Giulianova ha bisogno di tempo per plasmare una squadra in grado di seguire i suoi dettami. A Bergamo con Gasperini (3 punti nelle prime 5 giornate nel 2016) ebbero pazienza e sono stati ampiamente ripagati; al Milan l’anno scorso (4 sconfitte nelle prime 6) andò diversamente. Cairo quale via sceglierà?           

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