26/04/2017
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Con la Juventus che di fatto ha in tasca lo Scudetto - il sesto consecutivo - l’attenzione si sposta sulla corsa all’ultimo posto per Europa League.

C’è chi sostiene che questa competizione sia fastidiosa, soprattutto se si è obbligati ai preliminari, con tanto di preparazione estiva anticipata. No, non è così e non deve essere così: l’Europa League è un obiettivo da perseguire a tutti i costi, per tutte le società ancora in corsa, il poter giocare in Europa il prossimo anno è vitale, per mantenere un prestigio Europeo, per l’abitudine a vincere che è l’anticamera di successi più ambiziosi, ma anche per il mercato estivo. Convincere un giocatore a sposare un tuo progetto è più facile se puoi mettere sul piatto la possibilità di giocare in Europa.

Gira una voce maliziosa che, sia Inter che Milan alla luce delle ultime sconfortanti prestazioni, una delle ragioni di tanta pochezza, sia la poca voglia o la mancanza di impegno in vista di un preliminare che significherebbe meno vacanze per i calciatori e preparazione anticipata. Mi rifiuto di pensare a tanta miseria sportiva e sono più propenso a credere che sia Inter che Milan siano due squadre costruite male e sopravvalutate, da lì i risultati negativi non all’altezza del loro blasone e del denaro investito, anche se non sempre è il denaro a fare la differenza - vedi Atalanta e Lazio - ma sono i progetti, le idee.

Mentre in casa rossonera ultimamente, dopo il disimpegno della famiglia Berlusconi si è più parlato di closing che di altro, e le ambizioni erano certamente diverse, in quella nerazzurra le aspettative erano come minimo di un posto in Champions League, mentre ora ci si trova a dover lottare per sperare di arrivare, se va bene, al 6° posto. Possibile che Milano, calcisticamente, sia caduta così in basso?

Sì , se si sopravvalutano alcuni giocatori come Kondogbia per esempio, pagato più di 30 milioni di euro, o Murillo, difensore a mio modo di vedere non da grande squadra oppure l’involuto Brozovic che ha la testa da un’altra parte: potrei continuare ma forse potrebbe bastare, mi limito a dire che nella formazione che ha affrontato la Fiorentina almeno 5 giocatori non sono da Inter. Altrimenti come si spiegano i 5  turni senza vittoria dopo il roboante 7-1 all’Atalanta? Detto questo dal punto di vista tecnico, non manca di osservare l’assenza di un personaggio autorevole in società, una persona in cui i calciatori si possano identificare nel bene e nel male. Mi ha lasciato alquanto perplesso leggere le dichiarazioni di Gagliardini in contrasto con Ausilio, attuale direttore sportivo e uomo della società, che aveva definito giustamente vergognosa la prestazione di Crotone. E nessuno, dico nessuno, è intervenuto. Alla Juventus non sarebbe successo… vedi Bonucci che è finito giustamente in tribuna a Oporto per un gesto contro l’allenatore. I progetti e le vittorie si costruiscono anche da queste prese di posizione, dall’avere una società forte, non solo dall’avere in rosa giocatori bravi, intanto all’Inter continuano a credere l’allenatore sia la causa di tutti mali, cambiandolo puntualmente e si dimenticano com’era la gestione Mourinho, l’uomo e allenatore a cui tutti si appoggiavano…

Fuori dall’Europa da ormai 3 stagioni, il Milan manca di esperienza, la rosa è giovane – età media più giovane della Serie A, sotto i 24 anni – e dopo la cessione i tifosi sperano negli investimenti dei cinesi, ma la pochezza di idee degli ultimi anni si sta pagando e sperano sia finita l’era dei parametri zero. È vero che qualche giocatore buono è arrivato - Suso, Bonaventura, Kucka - ma è inutile negare che la squadra va ricostruita su Donnarumma, Romagnoli, Locatelli, Calabria, Montolivo e poco altro. Il lavoro perciò sarà duro, lo scetticismo imperversa, e l’entusiasmo già sta scemando. Milano ha il dovere però di rientrare nel calcio che conta, i tifosi non possono più aspettare! I soldi, se ci sono, sono importanti ma contano anche le idee e gli uomini giusti.

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