25/09/2017
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10 gol in appena 6 partite giocate, questo lo straordinario bottino di Paulo Dybala in Serie A. Solo Angelillo, nella stagione 1958/59, meglio della Joya con 13 reti, battuto anche il record di Batistuta, risalente all'annata 1994/95! Con la doppietta nel derby, il numero 10 juventino supera il connazionale Messi, fermo a quota 9, e si piazza subito dietro a Radamel Falcao in testa con 11.

Grazie allo scatenato Dybala e a un Pjanic illuminato e illuminante, la Juve si aggiudica la stracittadina col Toro e mantiene la testa della classifica in coabitazione col Napoli (mai due squadre al comando dopo le prime 6 di campionato). Il successo bianconero è netto e indiscutibile, i granata di Mihajlovic restano in partita appena un quarto d'ora, annichiliti dallo strapotere atletico e tecnico dei campioni d'Italia e penalizzati dal rosso a Baselli. La Juventus non è solo Dybala e Pjanic, Allegri si gode un Matuidi monumentale, un Mandzukic infaticabile e un imprendibile Cuadrado. In attesa del miglior Higuain, il tecnico livornese ha più di una ragione per essere soddisfatto.

In vetta alla classifica anche il Napoli, vittorioso a Ferrara, ma a lungo in affanno contro una Spal tutt'altro che rinunciataria. La squadra di Sarri va sotto, rimonta e poi si fa raggiungere di nuovo, palesando ancora una volta preoccupanti amnesie difensive. Fortuna che Ghoulam trovi il gol-partita nel finale, altrimenti il pari sarebbe stato inevitabile. Bene Insigne e Callejon, ancora anonimo Hamsik, mentre Milik deve arrendersi alla sfortuna che lo perseguita: nuova rottura del crociato per il polacco e arrivederci al 2018!

Continuano le difficoltà dell'Inter, che della gara casalinga col Genoa ricorderà con piacere solo i tre punti conquistati. Tutto il resto è noia, una squadra molle e senza idee, quella nerazzurra, che riesce a piegare un discreto Grifone soltanto a 3 minuti dalla fine grazie a un gol di D'Ambrosio. Male Borja Valero, lento e prevedibile, male Icardi, non pervenuto, Spalletti ha ancora tanto da lavorare e su cui meditare, ma vincere aiuta a vincere, non è vero?

Crolla il Milan a Marassi, dominato da una Samp gagliarda e tradito dai suoi uomini migliori. La palma di peggiore in campo se la prende Kessiè, davvero irriconoscibile, ma anche Bonucci non è esente da colpe, specie sul vantaggio blucerchiato firmato Zapata e la difesa ha già preso 8 gol su 6 partite. Biglia trotterella a centrocampo senza costrutto, Suso non è una seconda punta e forse mai riuscirà a esprimersi al meglio in questo ruolo, e Kalinic là davanti non la vede mai. Le responsabilità maggiori sono comunque da attribuire a Montella per i continui cambi di modulo che hanno forse confuso le idee ai suoi calciatori.
Sicuramente le 2 sconfitte pesanti subite contro Lazio e Samp ridimensionano il progetto e minano le certezze della proprietà.

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