20/06/2017

Donnarumma, cuore o ragione? L’analisi sul caso dell’estate

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Dollarumma? Se la legge è uguale per tutti, la legge del Dio Denaro alla quale nessuno sfugge, allora Ibrahimovic avrebbe dovuto essere ribattezzato DollarIbra quando scelse di lasciare il Milan, sedotto dai petroldollari dello sceicco del Paris Saint Germain!

Se è la volontà del giocatore a contare più d'ogni altra cosa nel calcio di oggi, allora Zlatan avrebbe potuto puntare i piedi e rifiutare il trasferimento a Parigi per restare in rossonero, ma non lo ha fatto.

E allora perché avrebbe dovuto farlo Donnarumma? Perché la fedeltà e l'amore per maglia del Milan si pretende soltanto da Donnarumma e lo si addita come “Vile traditore”, mentre Ibra e Thiago Silva conservano ancora un posto privilegiato nel cuore di ogni tifoso?

Chi ama il calcio romantico deve arrendersi a una realtà in cui le bandiere non esistono più e il loro posto è stato preso da professionisti che scelgono in quale squadra giocare a seconda delle offerte recapitate ai procuratori: è la legge del mercato, il miglior offerente si aggiudica il giocatore!

Donnarumma aveva il diritto di scegliere se rinnovare o meno il suo contratto col Milan, così come Ibrahimovic e Thiago Silva sarebbero stati in diritto di rifiutare il trasferimento al PSG se avessero voluto. Forse il giovane portiere avrebbe potuto anche firmare per qualche anno e i tifosi del Milan si sarebbero accontentati, ma ho la forte sensazione che il futuro lo avrebbe comunque portato altrove.

La fedeltà alla maglia è retaggio d'un calcio che non esiste più da anni; non si tratta di essere mercenari - come molti tifosi rossoneri hanno definito il portierone azzurro - ma soltanto di essere professionisti.

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