16/07/2020

Premier League: conferme e sorprese dal campionato inglese

Premier League: conferme e sorprese dal campionato inglese

I numeri, si sa, non esauriscono quasi mai l'analisi di un tema. Soprattutto lo sport. In particolar modo il calcio. Eppure, a volte, aiutano a definire il perimetro d'analisi e a comprendere meglio. Voliamo in Inghilterra, dove la Premier League è ripartita, dopo lo stop per la pandemia di Covid-19, e il campionato di Sua Maestà ha già regalato conferme e sorprese.

96, 30 e 3 (mancato): i numeri della Premier post coronavirus

Usiamo allora i numeri per tuffarci nel campionato inglese, da sempre amato dagli appassionati di calcio e particolarmente apprezzati da chi vuole piazzare una scommessa sportiva.

Il 1° numero è 97: come i giorni di stop per l'emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus. Premier interrotta il 13 marzo, a poche ore di distanza dall'annuncio di positività dell'allenatore dell'Arsenal Mikel Arteta, e ripartita il 17 giugno con Aston Villa-Sheffield United. Stadi a porte chiuse e misure di sicurezza top anche qui, come, d'altronde, in Bundesliga e nella nostra Serie A, ma il pallone almeno è tornato a rotolare.

Pronti, via e, com'era lecito attendersi, il Liverpool si è laureato campione d'Inghilterra, dopo un'attesa di 30 anni. Un incantesimo lungo 11.016 giorni. L'ultimo titolo nazionale dei Reds risaliva al 1990, quando il campionato nemmeno si chiamava Premier League, ma First Division. Era il Liverpool dell'eccentrico portiere Grobbelaar (a Roma ancora hanno gli incubi), di Ian Rush e di bomber Barnes. Una vita fa.    

È il titolo numero 19 per i rossi del Merseyside: curiosamente il 18° scudetto era arrivato come 10° trionfo degli ultimi 15 anni. Un dominio. Per dare l'idea, il Manchester United era fermo a 7 scudetti (oggi sono 20) e Manchester City e Chelsea rispettivamente a 2 e 1 (oggi 6 per entrambe).

Dopo la delusione della passata stagione (1 sola sconfitta in campionato, 97 punti totali, ma titolo andato al Manchester City con 98 punti), addolcita, però, eccome dalla vittoria della Champions League, quest'anno non c'è stata storia: +25 sul Manchester City 2 e 27 vittorie su 29 partite allo stop del torneo. Insomma, per la banda Klopp un cerchio che si chiude.

A proposito di Manchester City, agli uomini di Guardiola non è riuscito il tris. Dopo le vittorie del 2017/2019 e 2018/2019, riconfermandosi sul trono d'Inghilterra, i Citizens sarebbero rientrati nel ristretto novero di squadre capaci di vincere 3 Premier di fila. Ovvero:         

  • Huddersfield Town (1924-1925-1926)
  • Arsenal (1932-1933-1934)
  • Liverpool (1982-1983-1984)
  • Manchester United (1999-2000-2001 e 2007-2008-2009)

Non è andata così, ma per il Manchester City, dominatore in casa negli ultimi anni, potrebbe valere il discorso inverso: la Champions League è, infatti, un'“ossessione” dalle parti dell'Etihad Stadium. La ricca proprietà emiratina ha investito fiumi di soldi (sfondato il tetto del miliardo di euro di spesa per costruire la rosa, dati Cies 2019) per poter arrivare sul tetto d'Europa. Finora, però, non è che le cose siano andate benissimo: per il City il miglior risultato resta la semifinale del 2015/2016. Quest'anno si vedrà: si ripartirà ad agosto dalla vittoria in trasferta al Bernabeu degli ottavi contro il Real Madrid.

Da segnalare che sugli inglesi pesa l'esclusione per 2 anni dall'Europa comminata dall'Uefa per violazione delle regole sul fair play finanziario. Il club ha presentato ricorso. Come finirà?

L'Europa chiama: riecco il Leicester

Liverpool e Manchester City, dunque, come conferme. E le sorprese? Ci sono quelle positive, come il Leicester City, a lungo antagonista del Manchester City per il 2° posto. Le Foxes sono tornate a lottare per la Champions League, dopo l'exploit del 2015/2106, con il 1° storico titolo con Claudio Ranieri in panchina, e un triennio chiuso al 12° posto (2016/2017) e 2 volte al 9° (2017/2018 e 2018/2019). Andamento lento, però, nelle ultime 5 partite, con appena 1 vittoria: nell'ultimo turno è arrivato il sorpasso a opera del Chelsea, complice l'1-1 del Leicester contro l'Arsenal e la vittoria dei Blues in trasferta 3-2 con il Crystal Palace.      

A lottare per la zona Champions League ed Europa League, sono, nell'ordine, assieme a Chelsea e Leicester, Manchester United e Wolverhampton.

London falling: la crisi di Arsenal e Tottenham

Attardate, ma forse non fatalmente, Arsenal e Tottenham. Protagonisti sconfitti l'anno scorso nella doppia finale inglese di Champions ed Europa League, Gunners e Spurs quest'anno non sono mai decollati. Anzi, hanno spesso rischiato di affondare.

Il tutto nonostante l'oneroso mercato dell'Arsenal (dentro la scorsa estate Ceballos dal Real Madrid e Nicolas Pépé, strapagata ala destra arrivata dal Lille in Ligue 1) la presenza sulla panchina del Tottenham di José Mourinho, non proprio fautore dell'aurea mediocritas. Meglio l'Arsenal finora, con 3 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 4 a ridare un filo di speranza in chiave Europa. Gunners al momento 7°, -5 dall'ultimo treno utile; Spurs 8° a -7. Sono le 2 londinesi, indubbiamente, le principali delusioni di stagione in Premier.     

Con loro mettiamo l'Aston Villa: colpisce la crisi della società di Birmingham, 7 volte regina d'Inghilterra e vincitrice della Coppa dei Campioni 1981/1982. Per i bordeaux-celesti è terzultimo posto, al pari del Bournemouth e davanti al Norwich City che pare ormai spacciato e destinato a un subitaneo ritorno in Championship, la Serie B inglese. Il rendimento dei Villans nelle ultime giornate è piuttosto rivedibile (3 sconfitte e 2 pareggi nelle ultime 5), ma il calendario offre ancora assist niente male per mantenere la categoria, con un West Ham-Aston Villa all'ultima, a fine luglio.  

Questa è una panoramica sulla Premier League, tra conferme e sorprese di stagione: se siete appassionati di calcio internazionale, continuate a seguire le nostre news per rimanere aggiornati su ciò che accade sull'erba europea, per esempio nella Liga spagnola o nella Primeira Liga portoghese, ma anche nel resto del mondo, come in Giappone.