18/06/2019

Toronto Raptors vs Golden State nelle Finals NBA, ovvero Davide batte Golia

NBA Finals

Nel mondo dello sport non è la prima volta che Davide batte Golia: la storia narra imprese memorabili in tutte le discipline, anche nel basket, in cui il recente trionfo dei Toronto Raptors alle Finals 2019 NBA contro la corazzata Golden State Warriors è una prima volta e un unicum a tutti gli effetti.

Vittoria Finals NBA 2019: i numeri dell’impresa di Toronto


In barba a tutti pronostici, i Raptors, una delle 30 squadre che militano nel massimo campionato professionistico statunitense (prima e al momento unica franchigia canadese), hanno vinto il titolo alla loro 1° finale assoluta in 24 anni di presenza in NBA e 71 di storia delle finali del campionato, cui accedono le vincitrici della Western e della Eastern Conference. È la 1° volta che il titolo NBA varca i confini Usa.

Per avere la meglio sui Golden State Warriors, alla 5° finale consecutiva e a caccia del 3° anello di fila, c’è voluta la Gara-6, vinta dai Raptors 114-110, che ha chiuso la serie sul 4-2: la partita è stata vista in tv da circa 16.000.000 di telespettatori (il 44% della popolazione canadese).

La storica vittoria del titolo NBA dei Raptors ha riportato una championship a Toronto dopo diversi anni di attesa, calcolando anche hockey e baseball: i Maple Leafs hanno vinto l’ultima Stanley Cup nel lontano 1967, mentre risalgono al 1992-1993 gli ultimi successi dei Blue Jays alle World Series.

L’MVP delle Finals è stata l’ala piccola dei Raptors Kawhi Leonard, prossimo alla free agency, a 5 anni di distanza dalla prima volta (nel 2014 coi San Antonio Spurs), 3° giocatore dopo Kareem Abdul-Jabbar e LeBron James a riuscirci con 2 squadre diverse. Dopo i playoff da fenomeno, il talento di Riverside ha chiuso la serie di finali con 28.5 punti, 9.8 rimbalzi, 4.2 assist, 2 recuperi e 1.2 stoppate con il 43.4% dal campo, il 35.7% da 3 su 7 tentativi a partita e il 90.6% ai liberi. Alla vigilia delle Finals, il cestista californiano era dato a 3,50 come MVP alle spalle del leader di Golden State, Steph Curry (1,80) e davanti alla sorpresa Draymond Green (7,50), lanciato alla ribalta dall’infortunio di Kevin Durant.

I Raptors scrivono il loro nome dell’albo d’oro dell’NBA, dove guidano i Boston Celtics con 17 titoli, seguiti dai Los Angeles Lakers (15) e Chicago Bulls (6). A quota 1 anello in bacheca ci sono Cleveland Cavaliers (2016), Dallas Mavericks (2011), Seattle SuperSonics (1979), Washington Bullets (1978), Portland Trail Blazers (1977), Milwaukee Bucks (1971), St. Louis Hawks (1958) e Rochester Royals (1951).

C’è anche un po’ d’Italia nel successo canadese: l’assistente dell’allenatore è, infatti, Sergio Scariolo, ex ct della Spagna e coach, tra le altre, dell’Olimpia Milano, che diventa così il 2° italiano campione NBA dopo Marco Belinelli (2014) e il 4° connazionale a “vestire” la maglia di Toronto dopo Vincenzino Esposito (1995-1996), Andrea Bargnani (2006-2013) e lo stesso Belinelli (2009-2010).

Il Canada e il basket

La vittoria di una squadra del Canada, Paese dove l’hockey sul ghiaccio è una religione sportiva, nella disciplina d’eccellenza statunitense potrebbe apparire un’usurpazione, un vilipendio: in realtà, il connubio Canada-basket ha radici solide e antiche.         

Proprio a Toronto il destino vuole che si sia giocata, il 1° novembre del 1946, quella che viene considerata la prima partita di sempre di basket: di fronte i canadesi Huskies, antenati dei Raptors, e gli americani New York Knicks. Era ancora il campionato BAA: la NBA sarebbe nata solo tre anni più tardi.

Pochi lo sospettano, ma proprio in Canada, ad Almonte, 50 chilometri circa a sud-ovest di Ottawa, è nato di fatto lo sport del basket. Il merito è stato di James Naismith, insegnante di educazione fisica dello Springfield College nel Massachusetts, che nel dicembre del 1891 inscenò una prima rudimentale partita con una palla da calcio per pallone e dei cesti di vimini come canestri. Naismith, che prima di trasferirsi negli Usa aveva studiato a Montréal, si era ispirato a un gioco molto diffuso tra i bimbi canadesi, Duck on a Rock, letteralmente “l’anatra sulla roccia”, che consisteva nel lanciare un sasso verso due pietre sovrapposte facendo cadere quella in bilico che occupava la posizione più in alto.

Insomma, la vittoria dei Toronto Raptors è un po’ come un cerchio che si chiude: anzi, un anello!

Non resta che aspettare ora la prossima impresa su cui scommettere, e capire chi sarà il prossimo Davide che batterà Golia.

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